Il sistema monetario e dei cambi

StampaStampa Tutti noi siamo a nostro agio con il concetto di moneta. Ne maneggiamo tutti i giorni, ne parliamo, ne spendiamo, ne guadagniamo. Ma sappiamo davvero cos’è?

euroAlla parola moneta si possono attribuire diversi significati. Il più comune è quello di oggetto concreto: il dischetto di lega o la banconota che usiamo tutti i giorni.
Ma “moneta” indica anche la valuta di un Paese, riconosciuta ed emessa da uno Stato.
In realtà entrambi questi suoi valori sono frutto di un lungo processo storico che ha origini antichissime, legate al concetto stesso di commercio e scambio.

Prima che esistesse la moneta c’era solo il baratto e ci si scambiava dei beni concreti.
Fu necessario che si definisse un tipo di società complessa e articolata perché venisse introdotta la moneta, la cui validità dipendeva da uno Stato (o un regno, o un impero) in grado assumerne la garanzia.
Nel corso dei secoli, in tutto il Mediterraneo si affermò il sistema monetario basato sui metalli preziosi (oro, argento, bronzo e rame).

Dagli inizi dell’era cristiana la politica economica e monetaria continuò a evolvere articolandosi e affinandosi, pur rimanendo sostanzialmente invariata fino all’età moderna.
Il sistema monetario si fondava sull’oro, prima usato direttamente come moneta, quindi, dall’Ottocento, come base di calcolo della cartamoneta circolante.
Fino alla prima guerra mondiale vigeva il principio di convertibilità totale della moneta in oro: a tanto oro corrispondeva tanta capacità di emettere valuta, secondo un rapporto di cambio fisso (sistema aureo o gold standard). Le banche centrali, pertanto, dovevano conservare una quantità di riserva aurea corrispondente alla moneta complessivamente emessa.

Essendo le monete dei diversi Stati commisurate a un unico denominatore (la quantità d’oro), i cambi tra le valute erano fissi. Il sistema sembrò efficace, ma i terribili fatti legati allo scoppio della prima guerra mondiale, lo fecero franare. Durante la guerra, l'enorme spesa bellica richiese un’emissione di moneta superiore alla riserva aurea, che fu parzialmente superata. Inoltre, i flussi di capitale dagli Stati partecipanti agli Stati Uniti, dove avevano sede numerose industrie belliche, fece sì che non ci fosse più corrispondenza tra valuta emessa e oro effettivamente presente. Questo provocò fenomeni inflattivi e una crisi che ebbe ripercussioni in tutto il mondo.

Passarono molti anni prima che gli Stati coinvolti dalla prima e dalla seconda guerra riuscissero a darsi una politica monetaria comune. Finalmente, nel 1944, gli accordi di Bretton Woods diedero vita al fondo monetario internazionale, rinnovarono il sistema aureo e fissarono il prezzo del metallo a 35 dollari per oncia. Legando il valore dell’oro al dollaro, si ristabilivano cambi fissi tra tutte le monete degli Stati firmatari con base diretta il dollaro e indiretta l’oro (gold exchange standard). Ma, nel corso degli anni centrali del XX secolo, l’economia diventò troppo complessa perché anche questo sistema potesse reggere. Il presidente Nixon svincolò il dollaro dall'oro nel 1971, segnando così la fine del gold standard.

Il sistema economico che ne emerse ebbe nuove basi: un sistema di cambi flessibili, nel quale l’entità di valuta circolante è svincolata dalla quantità di oro propria dello Stato. Si parla, infatti, di corso legale della moneta.
Il valore della moneta oggi è determinato dalle banche centrali, che lo adeguano in funzione dello stato economico del Paese (leggi l’approfondimento sul costo del denaro).
Il peso di una valuta in rapporto alle altre non è più fisso ma oscilla sulla base della fiducia che può essere riposta nello Stato che la emette e, quindi, sulla sua forza economica. Sulla base di questa oscillazione si calcola il tasso di cambio, che esprime quanto il mercato apprezza una certa moneta rispetto alle altre e è un indicatore significativo della condizione finanziaria di un Paese: un rialzo del cambio è indice di forza economica, un ribasso di debolezza.
In questo momento, per esempio, l'euro vive un momento d'oro. In particolare, il 24 settembre 2007 la moneta unica ha registrato il massimo storico nei confronti del dollaro, superando quota 1,4130 (1 euro=1,4130 dollari).